TRADUZIONE IN ITALIANO

EUROROCK Press Magazine JAPAN

Agosto 2019

Intervista a Luca Zabbini

ER.Nel 2017 avete suonato per la prima volta in Giappone, come headliner dopo i Moon Safari. L’anno successivo siete ritornati a Tokyo come headliner ancora una volta. Entrambi gli show sono stati molto acclamati dai fans giapponesi. Dicci le tue impressioni e commenti riguardo ai concerti giapponesi.

LZ: Ogni volta che abbiamo suonato in Giappone è stata un’esperienza meravigliosa.
La risposta dei fans e del pubblico è davvero incredibile, cosa alla quale non siamo abituati in Italia.
Questo ci succede soltanto all’estero, come negli Stati Uniti, dove abbiamo ricevuto un’accoglienza davvero calorosa.
In Giappone siamo stati sorpresi di vedere così tanto ordine e disciplina tra i fans anche durante i momenti degli autografi, avete molto rispetto e grande considerazione per chi fa il mestiere del musicista e questo è uno dei motivi principali per il quale venire a suonare nel vostro paese è sempre motivo di gioia da parte nostra. Da noi è impensabile.

ER: Siete venuti a tenere concerti in Giappone più volte a distanza di solo un anno, ma la formazione era diversa. I membri sul palco l’ultimo anno sono quelli che partecipano al nuovo disco Seven Seas. Saranno dunque i membri definitivi?

In realtà, i membri che vedi ora sono proprio gli originali dei Barock Project e sono quelli definitivi!
Sfortunatamente all’inizio del 2017, durante i nostri concerti in Olanda e la prima tappa in Giappone, Eric e Marco dovettero dare la priorità ad un lavoro per il quale erano sotto contratto. E di conseguenza sono stato constretto a chiamare due session men esterni che li sostituissero durante la nostra prima visita a Tokyo, i quali hanno fatto un egregio e brillante lavoro sul palco.
Ma in realtà sono proprio Marco che Eric gli originali con i quali ho registrato gli ultimi quattro dischi e sono molto felice che siano potuti tornare nella band nel 2018, includendo anche la nostra seconda visita in Giappone insieme a loro.

ER: Il nuovo disco, Seven Seas, ancora una volta è ricco di intense melodie e panorami musicali mozzafiato, non vedo l’ora che esca sul mercato. Parlaci di cosa ti ha ispirato a scriverlo e raccontaci qualche aneddoto.

LZ: Poco dopo l’uscita di Detachment, nel 2017, abbiamo naturalmente fatto concerti. Ma non mi ero fermato nello scrivere musica.
Ebbi diverse nuove esperienze che mi stimolarono e il risultato fu proprio la musica che sentirai in questo nuovo disco.
Proprio durante i nostri ultimi concerti a Tokyo l’anno scorso, seduto ad un tavolo parlai ai ragazzi della band. Dissi loro che avevo scritto già parecchie nuove idee e che non sarebbe stato male fare un nuovo disco insieme, se fossero stati d’accordo.
Così, ritornati in Italia, abbiamo cominciato le registrazioni.
Non è stato per niente facile.
Molti dei ragazzi erano sempre molto impegnati e, sfortunatamente, riuscire ad incontrarci era un’impresa ardua. Ma in qualche modo siamo riusciti a completare il lavoro.
Eric ha registrato le batterie dentro ad un’officina meccanica, conferendo così un suono di ambiente molto caratteristico.
Le tastiere le ho registrate nel mio studio, mentre alcune delle chitarre acustiche le ho registrate in una baita sulle Dolomiti nel nord Italia.

ER: Seven Seas scorre in modo fantasticamente fluido ed è come guardare un film intenso e drammatico. C’è qualche concept dietro allo sviluppo dell’album?

LZ: onestamente no, il nuovo disco non è un concept album.
Ha sicuramente qualche momento dal mood misterioso e scuro, come la titletrack, che potrebbe

evocare un po’ la colonna sonora di un film drammatico.
Ma, come in ogni disco che faccio, in aggiunta e in compensazione ai momenti dark ci sono momenti carichi di luce, di gioia e anche di riflessione.
Alcuni brani sono storie che ho vissuto durante le mie ultime esperienze nei tour, una sorta di piccoli dipinti o scatti fotografici.

ER: Nel nuovo disco, ci sono brani dal carattere epico come “Cold Fog”, “Hamburg” e “Brain Damage”.
Fra le tracce di questo disco, scegli quelle che ritieni più importanti e speciali per te e raccontaci perchè.

LZ: sono molto legato ad “Hamburg”, brano che ho scritto ispirato da lunghi soggiorni passati in quella città.
Ero in un lungo tour in Germania e, quando arrivammo a fare tappa ad Amburgo, ci capitarono parecchi day off, così ho avuto l’opportunità di poterla visitare per bene.
Ho speso giornate meravigliose la’, passeggiando al mattino lungo il porto mangiando fish & chips.
Un gabbiano me ne strappò uno intero dalle mani non appena comprato!
Ho potuto persino visitare tutti i posti dove i Beatles facevano gavetta prima di diventare famosi. Davvero una bellissima città, molto sfaccettata. La sensazione era quella, dopo tanto tempo, di sentirmi libero da tutti i pensieri.
Un altro brano al quale sono molto legato è “Chemnitz Girl”.
Sempre durante il lungo tour in Germania, mi trovavo nella città di Chemnitz, situata nell’estremo est della nazione.
Nonostante la caduta del muro di Berlino avvenuta trent’anni fa, oggi ci sono ancora parecchie differenze tra quello che era l’Ovest e l’Est.
La città ai miei occhi risentiva ancora in modo piuttosto forte del clima della Repubblica Democratica, ma aveva sicuramente un certo fascino particolare.
Camminando per le strade tra la neve, con un feroce vento gelido che soffiava dritto in faccia, potevo vedere persone dall’aria cupa e silenziose che vagavano come fossero spente. O almeno, questa è la sensazione che ebbi al momento.
In mezzo a tutto questo, improvvisamente notai un’affascinante ragazza, vestita in modo molto anni ottanta, mentre si accendeva una sigaretta. Per un istante il suo sguardo incrociò il mio e istantaneamente ebbi la sensazione che questa ragazza fosse abbandonata ad un destino senza prospettive per il futuro, il suo sguardo sembrava freddo e gelido come la neve che mi circondava.
Fu come se in un attimo mi avesse raccontato la sua storia, quasi come se avessi visto un film in pochi secondi. Chissà, magari quella ragazza avrebbe potuto tranquillamente vivere facendo la modella a New York o chissà dove. Invece si ritrovava li’ e sembrava assente.
Mentre me ne ritornavo nella stanza del mio hotel, mi misi a riflettere e poi abbozzai la canzone.
Tra l’altro è l’unico brano del disco nel quale ho scritto anche il testo, oltre alla musica.Un altro brano del quale vado fiero è Seven Seas, risultato di una canzone che aveva un diverso intro ed un diverso finale. Non riuscivo proprio a completarla e mi sembrava di non riuscire a venirne a capo. Così, insieme agli altri ragazzi, abbiamo lavorato sulla struttura, tagliando alcune parti, inserendone altre nuove qui e la. In aggiunta, Eric un giorno abbandonò la sua batteria presentandosi da me con in braccio un mandolino. Cominciò a registrare una sorta di loop suonando una nota ribattuta e in dieci minuti buttai giù qualche accordo cantandoci una melodia. E così nacque il nuovo intro e la strofa con il tema principale.

ER: Oltre al progressive, Barock Project sembra avere gusti musicali che si direzionano all’hard rock, al power pop e a molti altri stili. Sono molto curioso di sapere quali sono le vostre influenze e ciò che vi ha portato sino a qui. Hai già menzionato le tue influenze da Keith Emerson, dunque spiegaci quali altri artisti sono stati fonte per te di ispirazione.

LZ: ho sempre odiato le band monotematiche.
Il bello di poter creare musica con i Barock è proprio dovuto al fatto che ognuno di noi ha differenti gusti musicali e ascoltiamo davvero diversi generi.
Paradossalmente, io non ascolto quasi mai il progressive. L’ho ascoltato per tanti anni, durante la mia infanzia e adolescenza.
Poi arrivò la passione per la musica sinfonica, il contrappunto e tutto il resto.
Al momento ascolto molto folk inglese, americano e songwriters.
Posso dirti che mi piacciono un sacco di diversi stili musicali, ma prediligo sempre la musica creata con cura e dove c’è anima. Mi piace definirla “musica onesta”, ben lontana da quella creata in modo artificioso, fredda e non comunicativa.
Alex proviene dal mondo del metal, ma ha anche una grande passione per Freddie Mercury.
Francesco ha un’anima più improntata sul jazz e la fusion, ha un approccio molto più cerebrale ed analitico alla musica.
Eric, come me, apprezza vari stili musicali e, oltre ad essere un batterista di straordinario talento, ha la dote di essere in grado di immagazzinare le informazioni da qualsiasi genere musicale o da qualsiasi artista, riuscendo poi a filtrare il tutto e a renderlo proprio.
Marco ha un carattere più improntato sul rock degli anni sessanta e settanta, come i Deep Purple o Jimi Hendrix.
La nostra formazione ha una mente molto aperta e credo che questa sia la componente vincente di chi vuole rinnovarsi constantemente senza mai ripetersi, pur mantenendo un proprio stile.

ER: La bonus track “Far Away” contenuta esclusivamente nell’edizione giapponese del nuovo disco è davvero un bel brano, credo che i giapponesi siano molto fortunati. Parlaci della canzone.

LZ: è un semplice brano che scrissi anni fa e che ho tenuto chiuso nel cassetto.
Doveva essere un brano dal carattere gioioso, con qualche accenno tematico alla nostra vecchia canzone Coffee In Neukolln.
Onestamente non ne vado molto orgoglioso di Far Away, ma Marco l’aveva apprezzata molto, e dunque…

ER: Nel 2018, oltre al Giappone, avete partecipato anche al RosFest negli Stati Uniti, facendo poi tappa in Inghilterra.
Il disco Detachment ha la partecipazione di Peter Jones (Camel) come ospite. Parlaci un po’ della collaborazione con artisti esterni e di come è stata la risposta della vostra performance in Inghilterra.

LZ: la partecipazione di Peter nel nostro disco precedente è stata una bella collaborazione.
Si offrì di scrivere i testi di qualche brano, poiil nostro manager dell’epoca ebbe l idea di fargli pure cantare un paio di brani nel disco.
Sono felice della sua partecipazione in quel disco.
Mentre nel nuovo disco, Seven Seas, nel brano “The Ones” c’è una piccola partecipazione di Durga McBroom, corista storica dei Pink Floyd.
Credo che la collaborazione con altri artisti sia salutare e in più da’ un valore aggiunto al proprio lavoro. Ti permette di vedere la tua stessa musica da un punto di vista diverso e grazie a loro fai un passo avanti.
I nostri concerti in Inghilterra sono stati molto ben accolti, anche se il pubblico inglese è molto diverso da quello americano o giapponese.
Per me è stata una bella esperienza, in modo molto speciale anche per la presenza del figlio di Keith Emerson , Aaron, insieme alla sua famiglia.

ER: Parlaci dei progetti per il futuro, prossimi concerti, idee per un nuovo album e altre attività al di fuori dei Barock Project.

LZ: Saranno mesi intensi, con la promozione del disco.
Ora lavoriamo con una nuova etichetta ed una nuova agenzia e ci saranno sicuramente delle novità a breve.

ER: Spero di rivedervi presto in concerto qui in Giappone appena esce il nuovo album.
Cosa vuoi dire ai fans giapponesi che aspettano di rivederti dal vivo?

Speriamo davvero tutti quanti di poter tornare presto in Giappone e di ricevere la vostra meravigliosa accoglienza che ogni volta lascia in noi dei ricordi indimenticabili!

ER: Grazie Luca!