Negli ultimi mesi ho avuto il privilegio di vivere un altro intenso capitolo della mia avventura con la Premiata Forneria Marconi. Il tour Autunno – Inverno 2025-2026 è stato un viaggio lungo, emozionante e, come sempre, profondamente umano oltre che musicale.
Ogni stagione in tournée ha una sua identità. L’autunno porta con sé quell’energia particolare fatta di ripartenze, di teatri che si riaccendono dopo l’estate, di pubblico attento e partecipe. L’inverno, invece, amplifica tutto: il freddo fuori e il calore dentro le sale, il silenzio prima di salire sul palco, l’applauso che rimbomba più forte quando fuori è già buio da ore.
Per me, questa stagione ha avuto un significato ancora più profondo. Dopo il brutto episodio estivo del mio ricovero in ospedale, tornare a salire sul palco è stato emozionante e liberatorio. Riprendere i concerti dopo l’estate è stata una vera fortuna e sono tornato a respirare: sentire di nuovo l’energia del pubblico, la complicità con i compagni di palco e il ritmo della tournée mi ha ricordato quanto la musica sia vitale, non solo per chi la ascolta, ma anche per chi la vive ogni sera.
Abbiamo attraversato città grandi e piccole, incontrato volti nuovi e ritrovato amici di lunga data. Ogni sera è stata diversa, pur dentro una scaletta consolidata. È questa la magia del concerto: la musica è scritta, ma l’energia cambia continuamente. Ci sono serate in cui senti un respiro collettivo, altre in cui l’entusiasmo esplode fin dal primo brano. In entrambi i casi, ciò che arriva dal palco è il risultato di uno scambio vero con chi ci ascolta.
Ogni volta, suonare in una realtà così storica significa confrontarsi ogni sera con un repertorio importante, con una tradizione musicale che ha segnato intere generazioni. È una responsabilità che sento forte, ma è anche uno stimolo continuo a dare il massimo, a cercare sempre il dettaglio, il suono giusto, l’intenzione più autentica.
Ma un tour non è fatto solo di luci e riflettori. Dietro ogni concerto c’è un lavoro immenso, silenzioso e instancabile.
Un grazie enorme va a tutta la crew: ai tecnici audio e luci, ai backliner, ai fonici di palco e di sala, a chi si occupa del montaggio e dello smontaggio, a chi guida per centinaia di chilometri, a chi coordina gli orari, risolve problemi, gestisce imprevisti. Sono loro il motore invisibile che rende possibile tutto questo.
Ogni cambio palco, ogni soundcheck, ogni dettaglio tecnico che funziona alla perfezione è il risultato di competenza, dedizione e passione. Spesso il pubblico vede solo il momento finale, quello dello spettacolo. Ma dietro ci sono ore di lavoro, fatica, concentrazione. E soprattutto c’è una squadra affiatata, che condivide chilometri, alberghi, attese, risate e stanchezza.
La dimensione umana è ciò che rende davvero speciale un tour. Si crea una piccola comunità itinerante, dove ognuno ha il suo ruolo e dove la fiducia reciproca è fondamentale. Sapere di poter contare su professionisti di questo livello dà serenità e permette a noi musicisti di salire sul palco con la mente libera, pronti a concentrarci solo sulla musica.
Porto con me tante immagini di questi mesi: i teatri pieni, gli sguardi complici sul palco, le chiacchiere notturne dopo il concerto. È una vita intensa, a volte faticosa, ma incredibilmente ricca.
Grazie a chi è venuto ad ascoltarci e a chi ci segue da anni.
Ora si chiude un’altra stagione, ma la musica, come sempre, continua il suo viaggio. E io sono grato di farne parte, ogni sera…